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Kaizen e Hansei

20 aprile 2009

Probabilmente avete già visto la nuova intestazione del Encob Blog (se non la vedete, premete il pulsante Aggiorna del vostro browser preferito…) e vi sarete chiesti: ma cosa diavolo vogliono dire quelli due ideogrammi?

Il primo ideogramma, , si legge KAI e significa “cambiamento”. Il secondo ideogramma, , si legge ZEN e significa “bene” o “meglio”. Messi insieme costituiscono la parola KAIZEN, tanto cara a tutti i praticanti di miglioramento continuo…

Quindi, cosa è il miglioramento continuo? E’ il cambiamento per il meglio (tradotto letteralmente…). Wikipedia definisce il kaizen come “una metodologia giapponese di miglioramento continuo, passo a passo, che coinvolge l’intera struttura aziendale” e “si basa sul principio che detta le fondamenta di questa ‘filosofia’: “L’energia viene dal basso”, ovvero sulla comprensione che il risultato in un’impresa non viene raggiunto dal management, ma dal lavoro diretto sul prodotto. Il management assume dunque una nuova funzione, non tanto legato alla gestione gerarchica quanto al supporto dei diretti coinvolti nella produzione“.

Il kaizen nelle imprese lean è il modo di vivere e fare. Tutte le persone, dal amministratore fino all’ultimo arrivato degli operai, vengono formate sulle metodologie di problem solving, su quello che rappresenta il valore per l’azienda e i suoi clienti, e a riconoscere cosa non è valore e quindi rappresenta lo spreco. In questo modo lo spreco può essere combattuto ed eliminato.

Ma come si fa a sapere cosa è lo spreco? Bisogna conoscere i propri processi. E come si fa a conoscere i processi? Bisogna avere qualche forma di standard. Il processo deve essere definito… La definizione del processo e delle sue fasi salienti permette di individuare lo spreco e proporre le contromisure per eliminarlo con opportune contromisure? Perché contromisure e non soluzioni? Perché quando si applicano le contromisure e si definisce il nuovo processo, dovrebbero aprirsi le nuove opportunità di miglioramento (se non è così, il vostro processo è senza sprechi – processo ideale… ;) ) e individuare i nuovi sprechi presenti sui quali si può agire con successive iterazioni di miglioramento continuo. L’obiettivo di ogni organizzazione deve essere quello di tendere verso uno stato ideale: dove viene fatto esattamente ciò che chiede il cliente, in maniera sicura, quando il cliente ne ha bisogno, nella esatta quantità richiesta e senza nessun spreco. Vi ricordo che questo implicherebbe un processo dove la percentuale del valore aggiunto sarebbe di 100% (le organizzazioni lean migliori arrivano forse a 30%, i comuni mortali (chi non applica lean…) sono sotto l’1%… Significa che più del 99% è lo spreco… Bisogna solo saperlo vedere e riconoscere…).

La seconda parola del titolo, hansei, è composta da due ideogrammi 反省, e significa “autoriflessione”. Cosa centra con il kaizen? Il significato di questa parola è fondamentale nel lean thinking: indica il processo di riflessione dopo aver concluso un processo di miglioramento continuo (kaizen) per capire quali sono stati i risultati ottenuti, cosa si è migliorato veramente, quale è il miglioramento futuro da fare.

Hansei vuol dire fermarsi a riflettere sui risultati, costruire il nuovo standard, e definire le future azioni in funzione del nuovo standard appena definito. Spesso ci troviamo nella situazione in cui abbiamo fatto un miglioramento nella nostra impresa, abbiamo raggiunto ottimi risultati e definito il nuovo standard. E questo ci basta, siamo soddisfatti e ci buttiamo subito su altri problemi che abbiamo che hanno una priorità maggiore e devono essere risolti subito. Il hansei ci dice di non buttarci subito su altre sfide ma di fermarsi un attimo con la mente ancora fresca, esaminare il nuovo processo appena costruito, e trovare quali potrebbero essere le sfide future e miglioramenti futuri per lo stesso processo appena esaminato. In questo modo possiamo entrare nel prossimo ciclo di kaizen con già idee buone per migliorarlo, basta prendere in mano i risultati della nostra riflessione finale e metterli in pratica…

Kaizen senza hansei non ha senso, e lo stesso vale per hansei senza kaizen…

In parole brevi, questi sono i due termini esaminati oggi, di profondo valore filosofico per una organizzazione lean e il suo miglioramento continuo. Avete qualcosa da aggiungere?

PS. Ditemi se vi piace la nuova intestazione del blog. D’altronde, anche quella è l’effetto di un kaizen… ;)





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