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Certificazione ISO di qualità e lean thinking

20 ottobre 2009

logoiso

Settimana scorsa ho parlato della certificazione lean. Nei commenti Stefano ha fatto una osservazione giustissima che oggi vorrei approfondire:

La certificazone dei sistemi qualità iso/9000 sono il triste esempio di come la certificazione non si sposi con profittabilità (che poi è il motivo per cui esistono le aziende). Sono molti infatti le aziende che in questi anni hanno chiuso pur essendo certificate.
Ma si sa! Abbiamo tutti bisogno del pezzo di carta.

Partiamo dall’inizio: Cosa è la certificazione della qualità? E’ la certificazione emessa da un convalidato ente, esterno all’organizzazione, che certifica che il sistema di gestione di detta organizzazione soddisfi i requisiti imposti dalla normativa ISO 9001.

Non vado nel particolare dei requisiti, vi elenco solo i concetti fondamentali della normativa: gestione per processi, soddisfazione clienti, miglioramento continuo (PDCA) e molti altri…

Sono tutti concetti in linea con il lean thinking. Allora perché le organizzazioni non ne approfittano della certificazione e fanno una trasformazione lean mentre si stanno certificando? Perché i concetti della normativa SEMBRANO in linea con il lean thinking, ma effettivamente NON IMPONGONO il lean thinking alle aziende:

  • per la gestione dei processi basta che i processi siano definiti ma non viene specificato che questi stessi processi devono essere tra di loro collegati in un processo unico di gestione
  • la valutazione della soddisfazione dei clienti può essere fatta anche attraverso dei questionari (…) senza andare a capire i veri bisogni del cliente e senza neanche doverlo conoscere…
  • il miglioramento continuo per la normativa deve soddisfare la FORMA (azioni correttive, preventive, gestione non conformità sulla carta) ma senza necessariamente andare ad addentrarsi nella SOSTANZA (capacità di problem solving delle persone, vera applicazione del ciclo PDCA)

Quindi, una certificazione ISO 9001 può essere ottenuta anche senza toccare con mano i veri benefici che ne possono derivare, ossia soltanto costruendo un castello di carta che serve solo all’ente certificatore per dimostrare la conformità del sistema. E si sa, per i castelli di carta basta fare un forte soffio e questo crolla… E nel 99% delle aziende lo scopo primario è questo, ossia avere quel pezzo di carta per potersi dimostrare buoni e bravi ai propri clienti, fornitori ecc… Una motivazione esterna che non ha alcun valore interno all’organizzazione stessa, per la sua cultura e per le persone che ci vivono e lavorano…

Il lean thinking applicato in maniera efficace (avvicinamento ad un obiettivo) ed efficiente (l’esecuzione di un determinato compito in maniera più economica possibile) porta sicuramente ad un miglioramento della profittabilità dell’azienda, esattamente ciò che non è garantito dalla certificazione ISO, se fatta con il solo scopo di avere il foglio di carta…

Io preferisco sempre avere a che fare con le aziende non certificate ma nei quali la cultura per il miglioramento dei processi, del miglioramento continuo e della soddisfazione dei clienti sia la loro forza trainante. Dove le persone sono formate per risolvere i problemi, rispettate e contente di contribuire, e non vengono accusate da nessuno se commettono degli errori. Le aziende lean insomma…

Purtroppo ce ne sono poche in giro in Italia e finché questa cultura aziendale non andrà a penetrare maggiormente il nostro territorio, avremo sempre a che fare con le aziende certificate che falliscono…

La soluzione potrebbe arrivare anche dalla International Organization for Standardization  (ISO) che potrebbe imporre nella normativa determinati aspetti di lean thinking, ma per ora di questo movimento non c’è alcuna traccia, e la normativa ISO 9001:2008 né è una dimostrazione: solo cambiamento di alcuni punti poco significativi e nessun cambiamento radicale… Per il resto, perché andare incontro alle grosse multinazionali…?

Quindi la strada per chi vuole veramente fare eccellenza produttiva e organizzazionale non è di certificarsi con ISO 9001, ma è quella di seguire altri modelli ben descritti nella letteratura e nella realtà delle organizzazioni, che prima pensano di sistemare ed ottimizzare la sostanza (e non la forma…) dei loro processi interni e poi, se lo vogliono, vanno  a fare il foglio di carta che rispecchia questa sostanza che hanno creato…

Quanto pensate ci abbia messo Toyota a fare la certificazione ISO 9001? Tempo per scrivere il manuale, tutto il resto c’era già…

12 commenti

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Umberto Fossali 17 gennaio 2010

Gentile Dragan,
complimenti anche a te per il sito e gli articoli molto interessanti, ti faro’ visita spesso
Articolo bello e condivisibile; sono perfettamente d’accordo con qualiTiamo, la ISO è l’elemento di inizio, per fare un sistema che funzioni ci vuole cultura organizzativa e cultura “snella”; ogni punto della norma potrebbe esser sviluppato per dare risultati importanti all’impresa. Se questo non viene fatto la responsabilità è 1) dell’imprenditore che vuole un prodotto precotto; 2) del consulente che fa un bel castello di carta, ma poca cultura; 3) del ente di certificazione che cerca la forma ma non la sostanza. Riguardo alla non profittabilità dei sistemi qualità, basterebbe legare il sistema a strumenti come l’analisi del valore per verificare i processi che creano valore o meno ( e la buracrazia che crea valore o meno)
Saluti e complimenti
Umberto http://www.impresaefficace.it
Buona giornata

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Dragan Bosnjak 17 gennaio 2010

Grazie Umberto per il commento e benvenuto!
Ho trovato il tuo articolo abbastanza interessante e volevo solo aggiungere qualche precisazione dal punto di vista di lean thinking alla tua presentazione già abbastanza precisa.
Avrò il piacere di rivederti a partecipare qui.

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anna 17 marzo 2010

Caro Dragan,
cosa ne pensi del Kiazen, strumento a molti sconosciuto?
e applicato in pochissime relatà se non nelle grosse aziende?
Lavoro presso il dipartimento di ingegneria meccanica, da due anni circa stiamo avviando un lavoro “commerciale ” per diffondere la cultura del Kaizen, Lean Management, Riduzioni dei Costi, ma dopo un primo cenno di interesse e di entusiasmo da parte delle aziende, il tutto resta lettera morta.
Ho letto il tuo articolo sulla Formazione, ebbene, le aziende sono disponibili a fare formazione solo e nella misura in cui essa sia finanziata dallo Stato, Regione.
Io credo che il problema delle aziende Italiane sia la scarsa propensione nell’investire in Ricerca e sviluppo, so di dire cose scontate,ma è cosi, soprattutto al Sud, dove molto spesso le aziende sono tutte a gestione familiare.
sarebbe interessante avere un tuo parere in merito
Cordialità
Anna Grimaldi

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Dragan Bosnjak 17 marzo 2010

Grazie per il commento Anna e benvenuta!
Dico che il concetto di kaizen, ossia di miglioramento continuo, è interpretato male nelle nostre aziende…
Perché dico questo? Perché in Italia le piccole aziende vogliono ottenere il grosso miglioramento subito e senza volontà di cambiare le assunzioni fondamentali sulle quasi è basato il miglioramento continuo, ossia la sua continuità nel tempo…
Una volta che si esegue qualche miglioramento, non bisogna lasciar stare e dire “OK, adesso abbiamo migliorato e andiamo a fare qualcos’altro”, ma bisogna sostenere i risultati con standardizzazione delle buone pratiche e la ricerca di altri possibili miglioramenti in futuro sullo stesso processo. All’infinito…
Se non c’è il sostenimento nel tempo, il processo da solo va indietro, torna allo stato iniziale (o peggio) e le direzioni delle piccole aziende dicono: ma chi ce lo fa fare se non otteniamo nessun risultato – lasciamo perdere…
E’ questa la differenza che avevo sottolineato anche nell’articolo pubblicato su Postilla riguardo al ciclo PDCA, la differenza tra D e PDCA… Dacci un’occhiata ;)
Riguardo la ricerca e sviluppo, molte piccole aziende dicono che non hanno tempo e risorse per la formazione, ricerca ecc. Ma non capiscono che perdono molto più tempo e sprecano molte più risorse nel fare le cose in maniera disorganizzata e inefficiente. Con una buona formazione mirata e con la ricerca della maestria (con uno scopo ben definito…) che poi rende mirata anche la ricerca e sviluppo, si possono ottenere risultati enormemente migliori rispetto all’andare a casaccio…
Poi se hai altre cose da chiedere, sono sempre a disposizione.

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certificazioni di qualità 30 maggio 2011

tanti complimenti per l’articolo semplice chiaro e esauriente.

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