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Il caso Google contro Cina dal punto di vista lean

29 gennaio 2010

Avete sicuramente sentito parlare del caso Google contro Cina, dove il colosso di ricerca online si è scontrato con il Governo cinese per le questioni di libertà di parola e ricerca con la culminazione nell’ultimo hack che è stato usato da quest’ultimo per penetrare i sistemi della grande G.

Google minaccia di andare via dalla Cina e la stessa Cina gli dice di andare pure se non rispettano le leggi cinesi… Una storia che avrà ancora qualcosa da dire e sarà penso l’argomento di molte polemiche future.

Ma io volevo andare alla fonte del problema: il famoso hack.

Come hanno fatto a penetrare “l’impenetrabile fortezza” Google gli hacker cinesi? Usando una falla nel, guarda caso chi, Internet Explorer… Di chi è Internet Explorer? Della più grande rivale di Google: Microsoft. Non voglio aumentare le polemiche, ma per me c’è qualcosa che non quadra in questa storia… Avranno fatto a posta?

Ma nello spirito di lean thinking, non voglio accusare nessuno e nutrire le polemiche verso nessuno. Voglio andare a vedere cosa ha fatto la Microsoft per eliminare la falla nell’Explorer.

Qualche giorno dopo la scoperta, il Governo tedesco ha consigliato ai internauti di non utilizzare il browser IE perché mette a rischio la sicurezza del pc.

Come ha reagito la Microsoft a questa dichiarazione? Ha ammesso che il problema era del suo browser e ha consigliato l’impostazione della sicurezza su “Protected Mode” nelle impostazioni del browser. Chiaramente, una soluzione non soddisfacente per gli utenti in quanto così perdono la possibilità di navigare in moltissimi siti che non danneggiano in nessun modo il computer degli utenti.

La seconda soluzione proposta era di aggiornare il browser a IE8, in quanto il problema è già stato risolto nell’ultima versione del browser, mentre era ancora possibile con le versioni precedenti. E hanno fatto la tirata di orecchie ai loro utenti che non hanno letto il suggerimento nella Security Advisory 979352 del 14 gennaio dove si indicava che per i problemi di sicurezza bisognava aggiornare i browser. Quindi non è colpa loro ma degli utenti.

Queste soluzioni sono tipici casi di sparare una soluzione temporanea e non andare a risolvere il problema alla sua origine. E inoltre di buttare la colpa su qualcun altro. E’ la prima cosa che si fa nelle aziende quando si verifica qualche problema: tappiamo il buco in qualche modo e continuiamo a lavorare e accusiamo qualcuno per il problema riscontrato, magari licenziandolo o, se non possibile, accusandolo di incuria. Finché il sistema stesso non si sfascia…

Non funziona così la buona gestione.

Per fortuna, la Microsoft, dopo parecchie pressioni, alla fine ha fatto l’aggiornamento ed eliminato la falla all’origine. Ma se il loro metodo di problem solving è questo, non posso non dire che siamo davanti a un tipico esempio di LAME thinking

Per fortuna non uso IE (su Ubuntu non c’è proprio, e da buon ubuntista uso Firefox e/o Chrome, guarda caso di chi…).





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