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Dainese lascia Italia per Tunisia

5 febbraio 2010

Ho appreso da questo articolo che la famosa ditta di produttrici delle tute per le gare di corsa motociclistiche Dainese, complice la crisi e con intento di ristrutturarsi, sta lasciando Italia per cercare migliore fortuna nella produzione delle stesse in Tunisia. In Italia resta solo la produzione delle tute da gara.

Dal mio punto di vista si tratta di un altro esempio di assurdo di outsourcing, in cerca di un posto dove la manodopera costa poco, a scapito di tutto il servizio offerto al cliente… Spero che non sia così, ma gli indizi ci sono tutti…

Cosa vuol dire andare a produrre in un paese lontano dal mercato sul quale si vuole vendere? Vuol dire:

  • allontanarsi dal cliente, quindi essere meno responsivi ai suoi bisogni
  • logistica più complicata e costosa in quanto devono essere calcolati anche i trasporti da e per il paese lontano
  • manodopera non qualificata da istruire con conseguenti problemi di qualità
  • tempi di consegna più lunghi
  • lotti prodotti più grandi, quindi necessità di magazzini aggiuntivi
  • lingua diversa nella quale comunicare con conseguenti possibili problemi
  • ecc ecc…

L’unico vantaggio sarebbe il costo della manodopera più basso. Ma qui vi faccio una domanda: mettiamo il caso che in Tunisia (o qualsiasi altro posto dove adesso stanno scappando le aziende in cerca di manodopera meno costosa…) tra qualche anno il tenore di vita aumenti e le persone (e/o stato) inizino a pretendere di più. Dove andate in quel caso? Un altro posto dove la manodopera costa ancora di meno? E fino a quando andrete a inseguire questa strategia a breve termine? E fino a quando andrete ad evitare la vostra vera responsabilità di GESTIRE la vostra organizzazione sul mercato che ha bisogno del vostro prodotto?

Tunisia non è lontanissima come la Cina ad esempio, ma comunque di mezzo c’è un mare che deve essere attraversato per raggiungere il cliente.

Non è più semplice studiare la catena del valore là dove avete il vostro mercato e offrire al cliente un prodotto personalizzato (tuta da moto) in poche ore? Anziché dargli un prodotto standard, magari anche superato dalle attuali tendenze, tenuto a magazzino per diversi mesi prima di essere venduto…

Io non ci vedo la logica… L’unico outsourcing logico è quello di andare a spostarsi e produrre in un mercato lontano nel quale intendiamo vendere i nostri prodotti, ossia avvicinarsi al cliente finale.

E non credo che in Tunisia usino tanto le tute da moto, visto anche le condizioni climatiche che hanno…





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4 commenti

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Giovanni 7 febbraio 2010

Sono oltremodo indignato da questo modo di fare azienda da parte di coloro che si fanno chiamare imprenditori, colonna vertebrale dell’italia del nord est, le cui capacità imprenditoriali si limitano, nei momenti di crisi come questo, a smantellare un’azienda per portarla a produrre in Tunusia! Nel video della pubblicità del national geographic ” se sei vivo” (articolo del 3 febbraio) ci sono le domande essenziali che tutti i manager e imprenditori si devono porre ogni giorno per imparare a vedere il mercato non come solo uno strumento per creare profitto, ma per lasciare ai nostri figli un mondo migliore di quello che abbiamo trovato.

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umberto 8 febbraio 2010

Pienamente d’accordo Dragan, le imprese dovrebbero concentrarsi sui propri clienti e sulla ricerca di una maggiore efficienza nella catena del valore. Pero’ c’è un problema di competitività dello stato Italia; il problema non è solo del costo lavoro ma anche di burocrazia e di pressione fiscale. Diciamo che lo stato italiano ce la mette tutta per far scappare le imprese, e l’etica di alcuni manager è un po’ latitante…..

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Dragan Bosnjak 8 febbraio 2010

Grazie Umberto e Giovanni per i vostri commenti!
Umberto, sono d’accordo con la scusa della burocrazia ma non della pressione fiscale. Quella esiste in tutti i paesi e non si può tirare fuori come scusa. Magari paghiamo qualcosa di più rispetto agli altri, ma anche in altri paesi si paga e la gente si lamenta…
La burocrazia invece ti do pienamente ragione. Penso che non esista nel mondo un paese dove esistono così tante persone che lavorano negli UCAS (uffici complicazione affari semplici). E’ lì che si dovrebbe cominciare a pensare di lean thinking e di vera semplificazione delle procedure, mettendo l’utente (cittadino e/o azienda ad esempio) in primo piano e non come accade ultimamente con complicazioni su complicazioni precedenti per incasinare ancora di più le gestioni nelle aziende. Dovremmo imparare dal mondo anglosassone qualcosa, altrimenti resteremo sempre degli ultimi e più disorganizzati in assoluto.
Ci sono moltissimi adempimenti che oggigiorno potrebbero essere fatti online in maniera semplice e veloce, invece dobbiamo sobbarcarci in file interminabili agli sportelli con la assoluta non certezza che alla fine avremo trovato l’informazione che ci interessava o aver concluso ciò per cui eravamo intenzionati.
Giovanni, spero vivamente che i nostri figli avranno un mondo migliore ma, anche in funzione di questo che ho scritto a Umberto, ne sono molto dubbioso.
Finché l’amministrazione non si metterà in testa di pensare al cittadino e non solo ai propri interessi, ne dubito fortemente…

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Auto moto blog 18 febbraio 2010

Interessantissimo articolo (anche se mi ha un po’ indignato)

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