Loading

Evidenza oggettiva

2 luglio 2010

Sicuramente, voi che lavorate con i sistemi qualità, vi siete trovati qualche volta ad affrontare gli auditor che vi parlavano di evidenza oggettiva.

Ma cosa è evidenza oggettiva? Come facciamo a dire che abbiamo l’evidenza oggettiva quando vogliamo dimostrare qualche fatto?

Partiamo dalla definizione del metodo scientifico.

Metodo scientifico (wikipedia): è la modalità con la quale la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Consiste, da una parte, nella raccolta di evidenza empirica e misurabile attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre nuovamente al vaglio dell’esperimento.

Cosa si legge da questa definizione? Che l’evidenza deve essere reale, misurabile, affidabile, verificabile, osservabile e sperimentabile.

Partiamo dal presupposto che uno vuole dimostrare che qualche soluzione che ha applicato funzioni. Come deve fare? Deve formulare una ipotesi di soluzione, provarla – sperimentarla, osservare i risultati che si ottengono, misurarli e verificarli nei confronti della ipotesi, infine standardizzarla definendo una specifica del processo. In pratica deve fare un ciclo completo PDCA. Una volta che ha fatto il ciclo completo, potrà avere una evidenza oggettiva di cosa funziona o non funziona nella sua soluzione. E ripartire da lì…

Se non avete fatto questo ciclo e sperimentato una soluzione, non potete dire di avere una evidenza oggettiva. Avete solo il vostro credo che una soluzione possa funzionare. Ma non si tratta della realtà oggettiva, solo della mera ipotesi…

Vi ricordate il mio articolo su Postilla che parlava della Differenza tra D e PDCA? Facendo solamente la fase del DO e non fermandovi nelle altre fasi vi trovate esattamente nella posizione del “credo che dovrebbe essere così e lo faccio”. Ma non avete la conoscenza, l’evidenza oggettiva. Se non applicate il metodo scientifico in tutte le sue fasi nessun auditor vi dirà che dimostrate l’evidenza oggettiva. Perché non può dirvelo, non sarebbe giusto e corretto da parte sua nei vostri confronti.

Ad esempio, potete credere che l’outsourcing porta i benefici alla vostra organizzazione. Ma ne avete l’evidenza oggettiva? Potete credere che i bonus personalizzati aiutano la produttività della vostra organizzazione. Ma ne avete l’evidenza oggettiva?

Avete qualche altro esempio di pratiche consolidate nelle organizzazioni tradizionali che non possono essere ricondotte ad una evidenza oggettiva? Tutte queste pratiche per me sono sprechi, non aggiungono alcun valore. Perché se non le possiamo dimostrare con i fatti, vuol dire che ogni volta che dobbiamo applicarle brancoliamo nel buio e non sappiamo se porteranno ai risultati sperati.

Quindi, prima di applicarle, definite il metodo, le vostre ipotesi, provatele, misurate i risultati e poi decidete cosa farne, se tenerle o lasciarle perdere. Così le attività che farete saranno sempre di più a valore aggiunto e sempre meno sprechi…





Articoli simili:

  1. Il meglio del 2010: Problem Solving
  2. Chiara direzione
  3. MythBusters: il metodo scientifico in TV
  4. Prevedere la prestazione migliora la nostra memoria
  5. IF… THEN

4 commenti

{ 4 comments… read them below or add one }

dario 2 luglio 2010

Eccomi :-) mi interessa il tema. Sapendo che sono un amante del contro corrente, del pensiero laterale, della critica costruttiva, voglio lasciare qualche riflessione.
Partiamo dal D contro PDCDA… Io lo applico sempre dove “so cosa faccio”, quando son nel mio “campo di applicazione”. Ritengo che dove sono “competente, bravo, so il fatto mio, è molto lean limitarmi al Do. Trovo sia uno spreco enorme di risorse fare un ciclo completo di pdca se non è a valore aggiunto. Pensiamo a molte procedure della pubblica amministrazione… procedure ridondanti inutili, portate avanti in tempi biblici e con sprechi di denaro pubblico.

Non mi sono dimenticato del tema chiave del blog.
Cosa è l’evidenza oggettiva? Uno specchietto per l’allodola (l’auditor ligio al glossario della qualità); una serie di informazioni o dati; un trattato logico; il distillato di molteplici attività; dubbi travestiti da certezze; rapporti di attività; bilanci più o meno trasparenti; …
Nel campo tecnico si riduce a sintesi di informazioni che tendono a soddisfare standard, esigenze, obiettivi.
Nel management invece è molto più difficile.
Come nella finanza. L’evidenza oggettiva in finanza è per esempio la convergenza casuale di evoluzione della volatilità e dei miei investimenti in derivati. Casuale, spesso.
Mi fermo qui. Spero di aver avviato qualche riflessione. :-)

Rispondi

Dragan Bosnjak 2 luglio 2010

Ciao Dario, bentornato!
Anche il lean thinking, come giustamente dici tu, comprende una cosa che si chiama “quick win” ossia vittorie veloci, per i problemi per i quali la soluzione è ovvia e non ha senso approfondire troppo… Quindi sto con te… ;)
Riguardo l’evidenza oggettiva nella finanza e nel management, si tratta del modo in cui le persone interpretano i dati: si conoscono molti caso di successo ad esempio in borsa dopo una “ottima” gestione di qualche manager (quindi supposta evidenza oggettiva, ma che poi sono falliti miseramente all’esame di tempo e a lungo termine. Ci vogliono anche qui regole più precise, standard da rispettare e seguire, regole che per adesso non esistono.
Ma la società potrà migliorare solo quando queste verranno definite, altrimenti ci troveremo sempre con degli alti e bassi in borsa come li stiamo vivendo anche in questi giorni…

Rispondi

dario 3 luglio 2010

Grazie per la risposta, che mi permette di avvicinarmi al “lean” maggiormente.
Un appunto: nella finanza le regole ci sono, eccome, ma purtroppo ci sono troppi furbi che non le seguono.
:-)

Rispondi

Dragan Bosnjak 4 luglio 2010

Posso aggiungere anch’io qualcosa al tuo commento? È vero, le regole ci sono, ma sono basate sui numeri.
E l’essere umano ha una tendenza innata a giocare con i numeri per ottenere il profitto personale a breve termine…
Quello che è sbagliato secondo me è l’obbligo di report trimestrali dove le aziende anziché essere oneste e dire la situazione reale, modificano i numeri a loro piacimento per ingannare i loro azionisti e farsi vedere più belle. Non esiste l’umiltà e la volontà di ammettere che le cose non sono solo rose e fiori…

Rispondi

Leave a Comment

 

Previous post:

Next post: